| Le antiche leggende Platanesi |
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![]() Questa pagina raccoglie alcune delle Leggende popolari platanesi. Dato che molte leggende venivano raccontate e tramandate da persona a persona solo a voce non esistono copie testuali di queste antiche leggende. Per questo noi cerchiamo in questo sito e in particolare in questa pagina di creare una copia scritta o meglio visualizzabile da tutti tramite internet per far vivere e far conoscere a più persone possibile la cultura e le tradizioni Platanesi. Le fate del monte Reventino Si narra che sul monte Reventino vivessero anticamente delle fate. Venne un tempo in cui esse decisero di costruire una chiesetta, allora le fate mandarono in giro un garzone (monachiallu) per trovare dei muratori. Ogni giorno di buon’ora il garzone portava ai muratori del vino e del cibo squisito, tanto squisito che i muratori volevano sapere chi cucinava loro quel cibo. Il garzone poiché non voleva e non poteva rivelare il segreto, per non tradire le fate, venne ucciso dai muratori adirati per non avergli potuto carpire il segreto. Morto il garzone, nessuno portava più il cibo ai muratori che, rimasti senza alcuna assistenza, decisero di abbandonare il lavoro e se ne andarono. Le fate, addolorate per la morte del loro fedele garzone e adirate contro i muratori assassini, secondo una versione si tramutarono in pietra e dissero : “Ritorneremo fate solo quando il monte Reventino si unirà con il monte Cucuzzo”. Secondo un’altra versione fuggirono via dal loro monte e dissero : “Ritorneremo quando il monte Repentino si unirà con il monte Cocuzzo”. Mentre le fate andarono via, la chiesetta sprofondò sotto terra proprio in quel punto del monte Reventino che ancora oggi è denominato “a fossa da gghiesa”. Questa leggenda ora aleggia nei boschi del Reventino e chi appoggia l’orecchio al centro della fossa può sentire ancora il suono delle campane della chiesa incompiuta delle fate. La leggenda continua, poi affermando che la più piccola delle fate, forse perciò la più inesperta o distratta, mentre volava via piangendo perse una delle sue scarpette che cadde nel torrente Zumbino, allora ricco d’acqua e impetuoso; la fatina cercò disperatamente di recuperarla, ma non vi riuscì, perché il torrente la portò via. La fata, adirata ancora di più e piangendo a dirotto maledisse il torrente dicendo : “ che tu non possa mai più trovare né riposo né pace !” ecco perché da allora, diceva la gente, il torrente provocava continue frane e smottamenti, cambiando continuamente corso mettendo in pericolo la vita degli uomini che vivevano o passavano nelle sue vicinanze. Origini del casale Sant’Angelo a cura del Prof. Benito Paola La tradizione collega, il culto della Beata Vergine del Riposo con le origine leggendarie di Platania, le cui origini storiche risalgono al Petranium ed al Casale di Sant’Angelo di cui parla Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua Calabria Illustrata del 1691. Secondo tale tradizione, la Madonna, apparsa sulla sua chiesa in occasione di un’alluvione che avrebbe distrutto le poche, povere case di questo borgo, dirigendosi in volo verso la collina soprastante su cui sarebbe poi sorto il Casale di Sant’Angelo (l’odierna Platania), avrebbe indicato agli smarriti abitanti un più sicuro e tranquillo “riparo”, un nuovo rifugio Questa tradizione, é suffragata dalla presenza di un’edicola (cona) dedicata alla stessa Madonna, in prossimità del km. 12 della S.S. 109, la dove si trovava un enorme masso, poi fatto saltare con la polvere da sparo quando vennero effettuati i lavori di ampliamento della strada citata, alcuni anni dopo l’unità d’Italia. Su tale masso, infatti, la pietà popolare individuava, in due cavità, le impronte dei piedi della Vergine, la quale si sarebbe per un attimo fermata su quella pietra (detta, quindi della Madonna) durante il suo volo verso la collina. Un’altra edicoletta (cona) con l’immagine della stessa Madonna sorgeva fino a qualche anno fa in località Risa, proprio sulla sommità della collina su cui oggi sorge Platania Entrambe le edicole (cone) erano allineate con la chiesa della Madonna del Riposo che, come si diceva, sorge in località Petrania Vecchia, a segnare con la loro presenza il volo della Vergine Maria verso la collina. Com’è facile notare, questa chiesa riveste per la storia e per la tradizione relative alla origini del nostre paese una notevole importanza, poiché costituisce il legame ancora vivo e profondo con il nostro passato più lontano ed anche perché essa è stata forse il primo luogo di culto comunitario, quando l’attuale chiesa cattedrale, dedicata a San Michele Arcangelo, era ancora in costruzioni. E’ ancora vivo nella mente della popolazione del paese il ricordo dell’afflusso di fedeli devoti anche dai paesi vicini in occasione di quella festa di cui neppure gli eventi bellici erano riusciti ad impedire la celebrazione. Sono ancora vive nella memoria collettiva le canzoncine (sturie) che si cantavano durante la vegli notturna della vigilia ed durante la processione nel giorno della festa. |


