| La Chiesa S. Michele Arcangelo |
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(dal libro di don Pietro Bonacci: “Scritti Storici Lametini”) I primi abitanti di Platania costruirono la Chiesa, dedicata al patrono S. Michele Arcangelo, contemporaneamente alle loro casette. Ciò è comprovato dal fatto che il 1706 - 20 anni dopo che il paese era sorto - Mons. Cirillo potè elevare a parrocchia autonoma il casale, perché aveva già una chiesa funzionante. Nel 1769, quando Mons. Paolino Pace la visitò, aveva tre altari: * altare maggiore, sul quale si venerava la Statua di S. Michele Arcangelo, donata alla parrocchia dal Vicario generale della diocesi Don Francesco Romano, che per quattro anni, a partire dal 1761, resse la diocesi di Nicastro come Vicario Generale per conto della Congregazione dei Vescovi e dei regolari, nel periodo cioè della sospensione di Mons. Puglia da parte della Congregazione. Sull’altare maggiore gravavano alcuni legati, tra i quali uno di 10 messe, da diire nei giorni immediatamente precedenti la festa del S. Patrono, lasciate da Giambattista Bonadio. * Il secondo altare, quello del Rosario, era gestito da una Confraternita laicale dello stesso nome, composta da Consorelle e confratelli, i quali pagavano, ogni mese, un asse. L’esattore della Confraternita, nel 1769, era un certo Antonio Fragale. Il sodalizio non era aggregato ad alcuna Arciconfraternita romana ma, come annotta l’attuario della Visita di Pace, “aveva ottenuto la facoltà della benedizione delle Corone e del godimento delle indulgenze, che i Sommi Pontefici avevano elargito a tutti quelli che recitavano il S. Rosario”. Su questo altare gravava un legato di messe, lasciato da un certo Antonio Rizzo. Con atto del notaio Antonio Greco di Serrastretta del 1 marzo 1763, aveva disposto che i suoi eredi vi facessero celebrare, all’alba di ogni domenica e festa, una messa, erogando ai sacerdoti celebranti l’annua somma di ducati 14,40. Nel 1769, gli eredi erano Santo Rizzo e Lucia Torchia. * il terzo altare era quello del Purgatorio . Tra i tanti legati di messe, che gravavano su questo altare, ce ne era uno di un certo Ferdinando Fazio, il quale aveva disposto che, ogni primo lunedì del mese, vi fosse celebrata una messa per tutte le anime del purgatorio. Nella Visita di Pace c’è una notizia importante sulla catechesi. L’attuario D. Scipione Tropea, in proposito annota: “Il Visitatore Apostolico ha ordinato che il parroco, ogni domenica e festa, dopo aver letto il Vangelo, faccia ripetere a tutto il popolo, nella lingua materna, le seguenti formule: il segno della Croce, il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Credo, i due Misteri della Trinità e dell’Incarnazione, il Decalogo, i precetti della Chiesa, i sette Sacramenti e l’atto di dolore”. Era l’unico modo per insegnare le preghiere più comuni e le verità di fede più importanti ai fedeli che, nella quasi totalità, erano analfabeti. Un’altra notizia importante si trova negli atti della Visita Pastorale del Vicario Generale D. Antonio Romano del 1762. “Nella chiesa parrocchiale di Platania - scrive l’attuario - ci sono dieci sepolture: 1) di Antonio Rizzo; 2) della famiglia De Fazio; 3) della famiglia Romano; 4) degli eredi di Saverio Bonadio; 5) della Confraternita del Rosario; 6) di Alfredo Bonadio di Domenico; 7) della comunità; 8) della comunità; 9) dei bambini; 10) delle famiglie di Alberico e Rosario Caruso”. Questo accaparramento di tombe da parte dei privati, causerà non pochi inconvenienti. La prima Chiesa parrocchiale di Platania, sorta tra il 1686 e il 1706, era più piccola dell’attuale. Il terremoto del 1783 la danneggiò gravemente ed i fedeli, con l’aiuto finanziario della Cassa Sacra, la ripararono e l’ampliarono, aggiungendovi le due navate laterali. Nello scorso secolo, inoltre, l’edificio ha subito non pochi rifacimenti. Negli atti della Visita pastorale del vescovo Paolino Pace, iniziata il 12 giugno 1769, ci sono alcune notizie sulla provenienza dei primi abitanti e sulla denominazione data al casale. L’attuario della Visita, dopo aver ricordato l’atto notarile di Giovanetti del 1686, “con il quale 34 famiglie furono autorizzate a stabilirsi in quel posto”, parlando della visita fatta da Pace alla chiesa rurale della Madonna del Riposo, così continua: “Questo sacro edificio si trova nel borgo (in pago) che si chiama Pretania Vecchia (quod dicitur Pretania Vecchia), dal quale ebbe nome questo casale (a quo denominationem habuit hoc casale). Nel suddetto strumento del 1686 però (in dicto instrumentum anni 1686), il casale viene chiamato Petrania (enunciatur sub vocabolo Petrania)”. Secondo questo testo, le 34 famiglie che diedero origine a Platania, provenivano da Pretania Vecchia, che era quel piccolo borgo sorto intorno alla chiesetta rurale della Madonna del Riposo. E pertanto, fino al 1706 il paese ha avuto tre denominazioni: Pretania prima del 1686; Petrania dopo questa data, ed infine Platania dal 1706 in poi, perché così è menzionata nella bolla di erezione della parrocchia. |


